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Torno a trovarmi



La solita Venezia, magnifica e assorta nelle sue faccende, con l’aria allegra di chi non ha paura che finiscano le feste perchè in festa lo è sempre. O almeno che cosi vuole apparire. La solita Venezia nella quale perdermi e ritrovare il bimbo di tanti anni fa, riviverne le emozioni, prima tra tutte lo stupore.

Il volo elegante dei gabbiani su San Marco in traiettorie armoniche fa pensare all’essenza dell’idea stessa di libertà. Vedere il vetro incandescente prender forma e vita a Murano, ma forse ancor di piu i differenti sguardi dei mastri vetrai e dei turisti, gli uni consuetudinari fabbricanti di meraviglie, gli altri i veri personaggi della celebrazione di un mistero antico, resta dentro.

Le gondole vendono a caro prezzo un pezzo di Venezia a chiunque voglia portarselo a casa. Sul ponte di Rialto si respira aria da vip in passerella. Io preferisco l’alba sul ponte dell’Accademia, a fianco di un giapponese in partenza per Yokohama e solo altre 3 persone a scattare l’ennesima cover della foto più famosa del mondo.

E Burano? Tutti quei colori stordiscono, ubriacano, strappano un sorriso che si trasforma in uno sguardo perplesso quando cresce il sospetto che sia un’isola di mercanti di souvenir, ma la bicicletta rossa di un bimbo mi fa sperare che non sia cosi. E’ piccola Burano, un salotto sul mare che giro e rigiro attendendo il tramonto e quando il tramonto arriva vorrei che non finisse mai.

Alla sera vago solitario in piazza San Marco, il centro del mondo, pensando a come questa città trasformi chiunque, non solo me. Un Giapponese col tablet acceso mi passa davanti mentre scatto una foto al ponte dei Sospiri e disegna un’onda azzurra e sinuosa sulla foto, anzichè rovinarla. Intanto la Luna e Venere sopra Burano si guardano e riempiono il cielo. Quel bimbo che ero mi ricorda che bisogna “essere se stessi” per “essere veramente”.

Tolgo la maschera e torno a trovarmi.

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