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Sognavamo un mondo diverso

“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà,
un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità.
Ho 85 anni, da allora ne sono passati sessanta,
purtroppo questo mondo non c’è.
E allora riflettete, ragionate con la vostra testa.
Continuate la nostra lotta”.

– Germano Nicolini, Al Dievel, 2005

Questo è il monumento alla Resistenza reggiana, opera in bronzo dello scultore Remo Brioschi posta su basamento in granito che reca l’iscrizione: “A GLORIA E RICORDO DELLA RESISTENZA 25 APRILE 1958”.

L’ho visto per la prima volta da bambino e fin da subito ho sentito qualcosa: era evidente che le persone legate e sofferenti erano “buone” e quando sei bambino “alla fine i buoni vincono sempre”. Crescendo questa convinzione si è trasformata in un “sono morti per noi, per darci un futuro migliore” e poi in un “chissà se era questo il futuro che avevano in mente” per finire spesso a rassegnarmi nel “chissà se, conoscendo il futuro, avrebbero sacrificato la loro vita e la loro gioventù” . La risposta, quella vera, l’ho trovata nelle parole del comandante Diavolo, Germano Nicolini. “Continuate la nostra lotta” ci investe di responsabilità e ci inchioda all’inesorabile impossibilità di sottrarci dall’essere comunque, tanto o poco, o dalla parte dei buoni o da quella dei cattivi. Perché il sogno di un mondo diverso non va deluso. Con la consapevolezza, ancora oggi, che “alla fine i buoni vincono sempre”.

Questo progetto non lo finirei mai perché lavorarci mi commuove ogni volta e ogni volta mi porta a scoprire nuovi dettagli e nuove storie della resistenza Reggiana. È un po’ come se il monumento non fosse di bronzo e come se tutto si compisse qui e ora, davanti ai miei occhi. È un po’ come se sperassi di veder fiorire un sorriso sul viso di una delle statue, come se sperassi di vederli, prima o poi, liberarsi.

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