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D’ombra e di luce

Come fotografo vengo dal paesaggio.
Ma di più: ho cominciato a far foto proprio per raccontare l’aspra bellezza del nostro selvatico appennino. Albe, tramonti, albe, altri tramonti, altre albe passati ad ammirare come la carezza
di una luce gentile addolcisca e quasi si accorpi alle nostre valli e ai nostri monti.
“D’ombra e di luce” nasce lì, dall”accorpamento di luce e soggetto, alla ricerca di paesaggi ovunque possa appoggiarsi la luce.

Quelli in mostra a Reggio Emilia sono i primi scatti di un progetto che ho in mente da anni ma che solo adesso ho avuto la possibilità di esplorare. Sono i primi ma conto che non saranno gli ultimi di un percorso appena iniziato che non ho idea dove possa portarmi, ma che trovo davvero affascinante: la luce che crea e l’ombra che da forma, la luce che scava e l’ombra che riempie. Alla fine, in qualche modo, sono foto di paesaggio.

Mai come questa volta penso che vadano viste stampate. Le variabili legate alla riproduzione su schermo sono troppe e possono sconvolgere ognuna di queste foto, tutte in equilibrio tra neri profondi e bianchi al limite,

Ultimo ma non meno importante:: grazie ad Alessia, che mi ha permesso di dar corpo a questo progetto.

FE2021: SOGNATORI SUL MIO CAMMINO

Se sognare un poco è pericoloso,
la sua cura non è sognare meno
ma sognare di più,

sognare tutto il tempo.

Marcel Proust

Sognare a occhi aperti è la chiave per uscire dall’ordinario, dalla routine, dal sentiero precostituito. La meraviglia entra in noi e riscrive le regole: gli ostacoli diventano piccoli, le distanze si accorciano, le mete si avvicinano. Non si tratta, come si suol dire, di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” bensì di lasciarsi trasportare dalla percezione di ciò che ci aspetta di là, pur non vedendolo. A volte di la c’è una meta, a volte si dipanano mille strade nuove, che non si vedevano prima e che portano in mille luoghi diversi. Ho visto sognatori immersi in un sogno, sognatori attraversare un sogno, sognatori concedersi al prezioso attimo della meraviglia, esplosione primordiale dal quale scaturisce ogni sogno o in cui ogni sogno si rinfranca.

LE FOTO:

Zaffo

Ilaria

Il viaggiatore

Mille miglia avanti

Il paradiso perduto (o forse no)

Sur le Pont des Artes

E questo sono io

Into the light

Condizioni di neve e nebbia, ma una nebbia luminosa, che il sole era li vicino. Condizioni di neve e di vento, che quando il vento trova la neve da corpo alla sua fantasia, scolpisce e disegna. Ebbro di meraviglia, cresceva passo dopo passo, e perso nella luce quando gli occhi non distinguevano più la neve e la nebbia, per il chiarore intenso che nascondeva tutto e mi avvolgeva, perso, finalmente perso, Into the light.

Sognavamo un mondo diverso

“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà,
un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità.
Ho 85 anni, da allora ne sono passati sessanta,
purtroppo questo mondo non c’è.
E allora riflettete, ragionate con la vostra testa.
Continuate la nostra lotta”.

– Germano Nicolini, Al Dievel, 2005

Questo è il monumento alla Resistenza reggiana, opera in bronzo dello scultore Remo Brioschi posta su basamento in granito che reca l’iscrizione: “A GLORIA E RICORDO DELLA RESISTENZA 25 APRILE 1958”.

L’ho visto per la prima volta da bambino e fin da subito ho sentito qualcosa: era evidente che le persone legate e sofferenti erano “buone” e quando sei bambino “alla fine i buoni vincono sempre”. Crescendo questa convinzione si è trasformata in un “sono morti per noi, per darci un futuro migliore” e poi in un “chissà se era questo il futuro che avevano in mente” per finire spesso a rassegnarmi nel “chissà se, conoscendo il futuro, avrebbero sacrificato la loro vita e la loro gioventù” . La risposta, quella vera, l’ho trovata nelle parole del comandante Diavolo, Germano Nicolini. “Continuate la nostra lotta” ci investe di responsabilità e ci inchioda all’inesorabile impossibilità di sottrarci dall’essere comunque, tanto o poco, o dalla parte dei buoni o da quella dei cattivi. Perché il sogno di un mondo diverso non va deluso. Con la consapevolezza, ancora oggi, che “alla fine i buoni vincono sempre”.

Questo progetto non lo finirei mai perché lavorarci mi commuove ogni volta e ogni volta mi porta a scoprire nuovi dettagli e nuove storie della resistenza Reggiana. È un po’ come se il monumento non fosse di bronzo e come se tutto si compisse qui e ora, davanti ai miei occhi. È un po’ come se sperassi di veder fiorire un sorriso sul viso di una delle statue, come se sperassi di vederli, prima o poi, liberarsi.

Nient’altro che del bianco a cui badare.

Perdersi nei propri pensieri camminando nei boschi dopo una abbondante nevicata porta a esplorarsi, a scoprirsi. Subito il freddo e la fatica ingombrano la mente, ma poi si arriva sempre a sentirsi un po’ meglio e, soprattutto, un po’ migliori.

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